Arrivato nel Mediterraneo con i Greci, migliorato dai Romani

Gli agronomi latini nell’impianto di piante arboree prediligevano il quinconce. Lo ritenevano il miglior modo di disporre fra loro le piante. Tale schema soddisfaceva al tempo stesso le esigenze dell’ordine (la conta degli alberi), dell’economia dello spazio (le piante sono abbastanza vicine da sfruttare al massimo il terreno disponibile, ma non così vicine da nuocere le une alle altre) e dell’estetica della visione: gli alberi piantati in quinconce hanno un gradevole aspetto dato dalla loro simmetria. Un impianto a quinconce è un impianto armonico.

Nel caso dell’alberello etneo impiantato a quinconce, troviamo un ulteriore armonia, dato che esso risulta simmetrico a prescinde dalla irregolarità delle terrazze, che si rendono necessarie per la coltivazione della vite in un territorio contraddistinto da una particolare orografia e dalla tipologia del terreno sabbioso-vulcanico. Un tipico vigneto etneo ad alberello è quello formato da diverse terrazze dalle forme irregolari e variabili, che via via risalgono il monte, in cui non si nota questa irregolarità se noi guardiamo le viti con il loro palo di castagno.

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Il vigneto ad alberello con tutore è regolato da un ottimale equilibrio, in quanto ogni pianta viene a trovarsi ai vertici di un triangolo equilatero con regolare equidistanza tra vite e vite. Le viti coltivate con il sistema tradizionale ad alberello costringono la pianta a svolgere l’attività radicale ad una maggiore profondità e così giovarsi dei costituenti minerali che si trovano negli strati più profondi del suolo.

Nel vigneto ad alberello con tutore si ha il più alto rapporto radici/foglie. L’omogeneità e la simmetria di spazio nel terreno, le lavorazioni, nonché il non apporto di acque di irrigazione artificiale, non necessarie, induce la pianta ad una propria autonomia ed ad un equilibrio che nel tempo risente sempre meno di repentini sbalzi climatici esterni, di drastiche lavorazioni o inadeguate concimazioni. L’alberello, proprio per l’equidistanza tra le viti e la loro altezza, che esclude quasi del tutto l’ombreggiamento tra pianta e pianta, consente di avere la massima esposizione ai raggi solari, sia diretti che indiretti, provenienti dalla rifrazione del terreno.

Una vigna ideale deve avere un assetto vegeto-produttivo che, con il minimo apporto di prodotti esterni, manifesti un’elevata predisposizione all’accumulo e all’espressione dei caratteri territoriali. Questo equivale ad avere una vigna con la massima stabilità del sistema nel tempo e il minor apporto energetico possibile per mantenerlo in produzione. Il vigneto ad alberello risponde perfettamente a queste esigenze qualitative.

Il nome alberello deriva dalla forma che la pianta di vite assume in fase di produzione

"L'alberello etneo è «etica, bellezza, eccellenza»"

– Salvo Foti